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Da fuori sembrava carino.
Un grandissimo RistoFast. Sull'insegna spiccava gaio un pollo rosso su sfondo giallo.
Entriamo, la cameriera mi dice qualcosa in francese, io penso che queste cazzo di quebecois sono tutte uguali e mi faccio accomodare ad un tavolo di quelli in stile caffetteria americana.
Mi porta il menu.
Lo apro.
Panico.
Troppe cose.
Tutte uguali....no aspetta un attimo: sono davvero tutte uguali!
Prima di capire che le pietanze sono ripetute più volte perché hanno prezzi diversi a orari diversi, ci metto un po'.
E ancora non sono sicura di averlo capito bene.
Il mio cervello inizia ad andare in pappa, come ogni volta che devo scegliere UN SOLO piatto tra TRILIONI di pietanze diverse.
Ma voi ci riuscite?
Io no.
Non appena le mie orecchie iniziano a fumare per il surriscaldamento cerebrale, una lontana voce interrompe il turbinio delle mie pupille che giocano al salto in lungo da un lato all'altro delle pagine del menu: perché non prendi semplicemente il pollo?
Pollo.
Ma certo...perchè devo stare qui ad impazzire? Il pollo è il mio piatto preferito. Il pollo è il logo di questa catena di ristoranti. Il pollo è la mia ragione di vita. Il pollo è l'unica cosa che potrei accettare al posto di una notte di sesso sfrenato con 7 Gionni Depp negri.
Perchè devo stare qui a farmi fuorviare dalle immagini del club burger? Prendo il pollo!
Torna la cameriera, che con aria languida mi chiede se siamo pronti per ordinare.
Mentre le dico che voglio mezzo pollo con le patatine fritte e una coca cola, mi dice: "Creamy or classic?"
EEEHHH???
Mi chiede se voglio l'insalata classica o quella creamy. Ma io non ho chiesto nessuna insalata! Non la voglio! E' troppo sana!
No ma dico...guarda che belle guanciotte che ho...ti sembro tipo da insalata?
Poi l'illuminazione: magari devo prenderla per forza...magari qui è una cosa normale...è una cosa che si dà per scontata come l'inesistenza delle case in cemento armato.
O l'assenza di Dollarama a Catania.
Ok...ehm...portale tutte e due.
Mentre aspetto che la tizia mi porti il mio pollo mi guardo intorno.
C'è un mega schermo appeso al soffitto, e sta girando il video di Like a Virgin.
Un senso di...modernità e innovazione mi pervade.
Mentre cerco di capire per quale assurdo motivo qualcuno ha deciso di aprire una galleria per la metro tra gli incisivi di Madonna, mi piombano davanti due scodelle di insalata.
Ma non lattuga, non quelle cose da capra, no.
E' quella insalatina piccola piccola, che neanche se ti ci metti di impegno riesci a capire da quali misteriose verdure è composta.
La scodella di sinistra attira la mia attenzione.
Sembra insalata russa, immagino sia la creamy, perchè quella della scodella di destra ha un aspetto totalmente anonimo.
Ne metto un pochino in una mini ciotolina che sembrava trovarsi lì apposta (che ERA lì apposta), e inizio a mangiucchiare la creamy.
Porca Madonna (e poveri i suoi denti) che buona!
E'...delicata...sublime...discreta. Si fa amare.
[Continua...]
Ma chi sono io per dire a qualcuno cosa deve fare o cosa deve dirmi?
Nessuno è obbligato, o deve sentirsi obbligato a dirmi con chi parla, cosa pensa, cosa fa.
Sarà bello se vorrà condividerlo, ma non è obbligatorio.
Ognuno ha i suoi segreti, e a me non deve interessare. Anche io ho i miei segreti. Ci sono persone con cui chatto di cui non parlo mai a nessuno, ci sono cose che vedo e che faccio che nessuno deve sapere, neanche chi mi ama.
E allora perché non dovrebbe essere così per tutti?
Eppure ci ho messo un po' a realizzarlo...davo per scontato che una persona, solo perchè sta con me, fosse obbligata a dirmi cosa pensa e cosa fa.
E cosa dice.
E a chi.
Ma non è così...ognuno fa le proprie scelte; è questione di prendere delle decisioni e accollarsi le conseguenze.
Mi sono creata il problema, mi ci sono crogiolata, ci ho sofferto, ho cercato soluzioni, e alla fine ho capito che la soluzione era semplicemente capire che non c'era nessun problema.
Caspita che evoluzione!
Sono cresciuta!
"Vero amore che sono cresciuta?"
"Allontanati...ho appena scoreggiato..."
Come può uno scoglio arginare il mare?
Diceva Battisti.
E parlava di amore.
E io no.
Io parlo di dolore, di tanto, tantissimo dolore.
Un dolore incontenibile.
E di rabbia, di rabbia irrazionale che porta a lucidissimi desideri di vendetta.
E poi il mare si calma, e baci e rassicurazioni.
E voglia di indipendenza sentimentale.
E scoprire che posso essere un contenitore senza fondo di malinconia.
E scoprire che quando mi riempio di felicità invece, lo spazio finisce subito.
E cercare di capire se è una buona cosa.
E bastare, prima di tutto a me stessa.
E scoprire che riuscirci non è sempre gratificante.
Come quando ti accorgi che quella pietanza che avevi conservato per occasioni speciali alla fine è scaduta.